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Appunti d’Archivio | Quando la storia era cronaca


L’evoluzione della stampa e i giornali
Merita a questo punto qualche nota sulla storia dei giornali e sull’evoluzione della stampa, strettamente collegate tra loro. Oggi un processo industriale (e di business) ad alta tecnologia, ma non è stato sempre così. La stampa nasce come xilografia, in Cina, prima del Mille, usando blocchi di legno intagliati per imprimere l’inchiostro su carta. L’uso si diffuse anche in Europa, dove solo dal XIV secolo divenne di uso comune con la rivoluzione portata da Johannes Gutenberg alla metà del 1400, con i caratteri di stampa mobili in metallo, tecnica più veloce ed economica. Da qui, ininterrottamente, arrivarono nuove invenzioni e migliorie per creare strumenti tipografici sempre più efficaci, maturando nel contempo nuove idee sull’uso della nuova tecnologia e del suo prodotto più “pratico”: il giornale quotidiano. 

L’invenzione della stampa, naturalmente, fu determinante per diffondere la cultura e le notizie. Nati come “fogli di notizie” testimoniarono da subito i tempi. Stampati su carta considerata scadente hanno sempre celato un pensiero funzionale… usare carta grezza, non “collata”, per assorbire meglio l’inchiostro o più “leggera” per il trasporto e quindi la diffusione… un tempo fatta a mano dai ragazzini. I “fogli di notizie” vennero presto battezzati gazzette, a Venezia nel 1536, perché venduti al costo di una moneta da due soldi detta gaxeta.

Il giornale, quindi, è una pubblicazione periodica che raccoglie e diffonde notizie e commenti di attualità. E questa è solo la forma, e nella sostanza? Oggi siamo connessi in maniera immediata e costante, ma la circolazione delle notizie è sempre stata un’esigenza e il giornale lo concretizza. Certo occorrono secoli per passare dai Fogli a dei veri notiziari, di fatto bollettini prevalentemente commerciali e ufficiali, rivolti ai pochi che sapevano leggere, e diffusi poco più che localmente, ma c’erano. Il quotidiano, ancora esistente, più antico d’Italia pare essere la Gazzetta di Mantova risalente al 1664, nato settimanale diviene quotidiano nel 1866. 

È nel Settecento che appaiono i primi quotidiani, simili a come li conosciamo. Il primo a Lipsia nel 1650, il Leipziger Zeitung con un sottotitolo significativo: Notizie fresche degli affari, della guerra e del mondo. In fondo poco è cambiato. Nel 1665 arrivò l’impaginazione a colonne (più titoli in una pagina), e apparvero degli avvisi pubblicitari, marketing al passo coi tempi. Il Settecento vide il grande sviluppo dei quotidiani, dapprima in Inghilterra poi in Europa e nel mondo, il giornalismo ebbe un impulso sempre più forte, anche grazie all’uso delle nuove strutture tecnologiche: il sistema postale, il telegrafo, tecniche tipografiche più evolute. Poi l’Ottocento rese i giornali accessibili ai più, anche grazie alla grande scolarizzazione e questo ne cambiò radicalmente il contenuto: le notizie, rivolte a tutti, contemplavano tutti gli aspetti della vita quotidiana, cronaca cittadina, nera, sport rendeva tutti partecipi. Allora venne a formarsi il mestiere di giornalista professionista.

Nacquero i grandi giornali tuttora esistenti: Le Figaro (1826), Daily Telegraph (1855), in Italia il Corriere della Sera (1876), Il Messaggero (1878). Nel 1867 nasce a Torino il quotidiano a tiratura nazionale più antico d’Italia la Gazzetta Piemontese (nel 1894 diventò La Stampa). Le nuove scoperte scientifiche diedero poi un nuovo sviluppo al giornalismo: come la fotografia, che arricchì le notizie sostituendo i rari disegni con immagini. Il telegrafo e il telefono resero la trasmissione delle notizie più rapida, le macchine rotative, le linotype accelerarono la produzione di giornali, negli Stati Uniti nacquero le prime Agenzie di Stampa. La prima Agenzia di stampa italiana la volle Cavour nel 1853: Agenzia Stefani che nel 1945 cambiò il nome in ANSA (agenzia nazionale stampa associata).

Poi, nel corso del Novecento, tornò a farsi sentire il peso della censura, durante le guerre mondiali i paesi coinvolti nel conflitto utilizzarono i giornali a fini patriottici e propagandistici imponendo la censura preventiva per il timore di strumentalizzazioni. Anche se per tristi ragioni, era un segno della penetrazione sociale ormai raggiunta dall’informazione fornita (anche) dai giornali. Bandiera della comunicazione globale, arma o risorsa ormai irrinunciabile, eppure, condizionante per tutti, ma sempre trattata con leggerezza. Continua a sfuggirci il valore e l’utilità di tornare a riscorrerla, a rivalutarla. D’altronde usa anche dirlo: “questa notizia farà scoppiare una bomba”… e quando invece scoppia una bomba vera? Non sempre scoppia anche la notizia. Quasi un destino da Cassandra. Storia e tante storie dentro pochi semplici fogli di carta che rischiano di vivere pochi giorni e di finire nella lettiera di un gatto. Giornali: considerati effimeri, di poca nota proprio perché “solo cronaca su carta”. Ma dietro questa cronaca c’è la Storia, anzi, sono loro la vera voce della Storia. 

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