Mentre la partecipata di Stato più attiva lungo la filiera dei combustibili fossili annuncia un altro anno dai profitti miliardari – l’Eni ha superato quota 5 mld di euro di utili nel solo 2024 – stamani il Governo Meloni si è riunito in Consiglio dei ministri per approvare il decreto Bollette, che però contiene solo mance pressoché concentrate nei prossimi 3 mesi.
La presidente Meloni ha lasciato la conferenza stampa ai soli ministri Pichetto e Giorgetti, preferendo poi intervenire con un video sui social che riassume le principali novità: «Oggi il Governo ha stanziato 3 miliardi di euro per fronteggiare il caro bollette. Parliamo di circa 1,6 miliardi di euro per le famiglie e 1,4 miliardi per le imprese».
La parte del leone la fa l’ampliamento delle famiglie che, nel prossimo trimestre, potranno attingere al bonus sociale: finora lo strumento era rivolto ai nuclei familiari con un Isee fino a 9.530 euro, che verrà adesso ampliato fino ai 25mila euro, attraverso un meccanismo a scaglioni che prevede un contributo che sale «fino a 500 euro» per chi già ha accesso al bonus sociale, che vale circa 300 euro, mentre per gli altri si arriva an un massimo di soli 200 euro circa nel trimestre.
Per quanto riguarda le imprese, invece, si parla di 600 milioni di euro destinati alle energivore e altri 700 alle Pmi; risorse che verranno dirottate dai proventi legati al mercato europeo della CO2 (Eu Ets). Complessivamente, per le imprese secondo la Meloni si arriva a un risparmio «in bolletta intorno al 20%».
A più ampio orizzonte, il decreto contiene inoltre «l’indicazione dell’utilizzo delle risorse del Piano sociale per il clima – aggiunge Giorgetti – che sono previste di un ammontare intorno agli 8 miliardi di euro dal 2026 al 2032, che saranno anche esse destinate a supportare situazioni di vulnerabilità».
Nel merito, il Wwf reputa illegittimo attingere al Social climate fund, destinato ad affrontare eventuali ricadute sociali dell’Ets2, cioè dell’inserimento dei trasporti e degli edifici nel sistema europeo di scambio delle emissioni, per attenuare l’aumento del prezzo dell’energia legato al gas. Il Governo deve ancora presentare il piano per l’utilizzo del Social climate fund, lo deve fare entro giugno, non sono nemmeno uscite le linee guida della Commissione europea, anche se è ovvio che tale fondo sarà destinato ai settori coinvolti nell’Ets2 per accelerare nella transizione.
«Il Governo, destinando una gran parte del fondo ad ammortizzare il caro gas – dichiarano dal Panda nazionale – utilizza i soldi della transizione per incentivare l’uso del combustibile fossile. Non solo, il provvedimento attinge ai fondi derivanti dalle aste delle quote Ets, già persi in mille rivoli e usati solo al 9% per la transizione energetica, e nonché al maggior gettito Iva derivante dall’aumento dei prezzi del gas: in questo modo, solo i cittadini, tramite lo Stato, rinunciano agli extra profitti, mentre le aziende energetiche, Oil&Gas in primis, no. Questa non solo non è una transizione, ma non è affatto giusta».
Più in generale, gli ambientalisti reputano sbagliato affrontare un problema sistemico con la soluzione “bonus una tantum”, che, se in minima parte tampona la grave condizione di disagio di moltissime famiglie italiane, di certo non offre soluzioni di medio-lungo periodo. La soluzione strutturale era stata presentata esattamente tre anni fa dall’associazione confindustriale Elettricità futura, ovvero installare 20 GW di impianti rinnovabili l’anno per sostituire 15 mld mc di gas fossile annualmente. Dal 2022 a oggi però, a causa nei numerosi freni amministrativi e colli di bottiglia burocratici, le installazioni si sono fermate ad appena 16 GW.
In vista del Cdm odierno, ieri invece le forze di opposizione (Pd, Avs, M5S) hanno presentato le loro proposte contro il caro bollette: «Paghiamo l‘energia più cara di Europa – dichiara Annalisa Corrado, responsabile Conversione ecologica del Pd nazionale – se ne accorgono le imprese che perdono competitività, se ne accorgono le persone che pagano questo costo tre volte. La prima con le bollette, la seconda per la contrazione della produttività e dei posti di lavoro, la terza nel carrello della spesa, a causa dell’inflazione trainata dall’energia. Le soluzioni esistono e sono immediatamente disponibili a costo zero per lo Stato».
Tra le misure proposte: una riforma dell’Acquirente unico «riportandolo alla possibilità di fare contratti a medio e lungo termine, quindi un soggetto sul mercato che funga da gruppo di acquisto e negozi con i venditori le migliori condizioni da poter applicare ai soggetti vulnerabili. Per fare questo deve stipulare anche contratti a lungo termine dalle fonti rinnovabili con un disaccoppiamento di fatto del prezzo dell’elettricità da quello del gas e facendo penetrare i bassi costi delle rinnovabili sulle bollette delle persone a partire dai vulnerabili. A costo zero per lo Stato, perché l’Acquirente unico esiste già, era nato per questo lavoro ma nel tempo ha perduto alcune sue funzioni. Attualmente si occupa già dei soggetti vulnerabili ma il governo vuole mandare questi soggetti a gara e noi chiediamo di fermare queste gare e di lasciare che si continui come ha funzionato sinora ma dando all’Acquirente unico il ruolo di negoziare di nuovo condizioni migliori».
Forti invece le critiche espresse sui provvedimenti varati dal Governo: «L’intervento è tardivo – dichiara il leader di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni – Siamo alla fine dei mesi più pesanti dell’inverno, ma Meloni era troppo impegnata per occuparsi degli italiani. Ma poi, di quali aiuti parliamo? Per tante famiglie non coprono nemmeno la bolletta di uno dei mesi più freddi». Gli fa eco Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa verde: «Il prezzo dell’energia dovrebbe essere determinato dalle rinnovabili e non dai combustibili fossili. In Spagna, dove il 70% dell’energia proviene da fonti rinnovabili, il costo della bolletta si è abbassato, favorendo la ripresa economica. Ma questo Governo continua a proteggere gli interessi delle grandi aziende energetiche, ostacolando la transizione ecologica».
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