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“Per le sfide globali c’è un solo ponte tra nazioni: è la scienza”


“Sono onorato di entrare a far parte di un’organizzazione che ha alle spalle una storia quarantennale nel supportare la costruzione di competenze scientifiche fondamentali nel Sud globale. Senza la scienza non abbiamo futuro. È la scienza che può darci gli strumenti per combattere il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, così come nuove e vecchie malattie”. Marcelo Knobel è il nuovo direttore esecutivo di Twas, l’Accademia mondiale delle scienze per il progresso scientifico nei Paesi in via di sviluppo che ha sede a Trieste.

“Un’organizzazione – spiega – fondata nel 1983 da un gruppo di scienziati di fama internazionale, guidati dal premio Nobel Abdus Salam, per promuovere lo sviluppo della scienza e della tecnologia nei Paesi del cosiddetto Sud globale, sostenendo i ricercatori e incoraggiando la cooperazione scientifica internazionale”. L’Accademia fornisce borse di studio, premi, riconoscimenti e opportunità di networking per scienziati e scienziate che vivono e lavorano in aree del mondo dove le risorse per la ricerca sono spesso limitate. E collabora con altre organizzazioni per rafforzare la scienza per un futuro sostenibile. “Collaboriamo con l’InterAcademy Partnership, l’Organization for Women in Science for the Developing World (Owsd) e molti altri partner nazionali e internazionali. E il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale garantisce un sostegno fondamentale all’Accademia, che dal 1991 è un’unità di programma dell’UNESCO”, chiarisce Knobel.

Knobel arriva a Trieste dal Brasile, dove si è trasferito con la famiglia all’età di otto anni. Nel 1976, infatti, ha dovuto lasciare l’Argentina, il Paese dove è nato, perché la dittatura militare ha espulso suo padre dalla posizione che ricopriva all’Università di Buenos Aires. Fisico (il magnetismo è il suo terreno di gioco), Knobel è stato rettore dell’Università di Campinas (Unicamp) e da anni è impegnato nel promuovere la collaborazione scientifica internazionale.

Come si tradurrà ora questo impegno come direttore esecutivo della Twas?
“La collaborazione scientifica internazionale è la chiave per affrontare le sfide globali. Come direttore esecutivo della TWAS cercherò di seguire la missione dell’organizzazione sotto la fondamentale guida del nostro Council, lavorando per coinvolgere e ampliare le reti di scienziati nei Paesi in via di sviluppo, rafforzando i partenariati con istituzioni accademiche e organizzazioni internazionali. Voglio anche favorire un dialogo continuo tra scienziati e decisori politici per garantire che la scienza abbia un ruolo centrale nelle strategie per lo sviluppo sostenibile, rafforzando la cosiddetta “diplomazia scientifica”. La TWAS deve continuare a essere un ponte tra regioni e culture, dimostrando che la scienza può superare barriere e creare soluzioni condivise”.
Dalle pandemie alla crisi climatica, la cooperazione scientifica internazionale è fondamentale. Ma qual è il ruolo della diplomazia scientifica oggi, tra conflitti e interessi economici che prevaricano sul benessere globale e rischiano di mettere ai margini la scienza? Pensiamo, per esempio, all’ultima Cop sul clima.

“La diplomazia scientifica è più importante che mai, soprattutto in questi tempi geopolitici complessi. Le pandemie, i cambiamenti climatici e altre crisi globali non rispettano confini politici. La scienza fornisce una base comune per il dialogo, aiutando i paesi a collaborare su questioni di interesse globale. Tuttavia, sfide come conflitti, disuguaglianze e interessi economici che ostacolano il progresso scientifico richiedono un maggiore impegno da parte della comunità internazionale. È fondamentale costruire piattaforme di dialogo che includano non solo scienziati, ma anche politici e rappresentanti della società civile. La TWAS può svolgere un ruolo centrale nel promuovere questa cooperazione, dimostrando che il benessere globale deve prevalere sugli interessi a breve termine”.
Poco più di 30 anni fa lei ha vissuto a Torino per il suo post-doc all’Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris. Che ricordo ha della città e di quegli anni in Italia?
“Ho ricordi meravigliosi di Torino. È stata una tappa fondamentale nella mia carriera, sia dal punto di vista professionale sia personale. Lavorare all’Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris è stata un’esperienza incredibile: un ambiente ricco di stimoli, con colleghi che mi hanno insegnato molto e che sono diventati amici per tutta la vita. Torino è una città elegante e accogliente, dove ho avuto modo di immergermi nella cultura italiana. Inoltre, ho imparato a cucinare, un’esperienza che ancora oggi ricordo con grande affetto. Quegli anni hanno rafforzato la mia convinzione sull’importanza della collaborazione internazionale nella scienza”.
È la prima volta, invece, che vive a Trieste?
“Sì, questa è la prima volta che vivo a Trieste, ma non è la mia prima visita. Sono venuto anni fa per una conferenza sui musei della scienza. Conosco la città per la sua reputazione di centro scientifico globale, con tanti colleghi fisici che hanno lavorato al ICTP o all’Elettra-Sincrotrone. Ora che ho la possibilità di vivere e lavorare qui, sono entusiasta di esplorare tutto ciò che Trieste e la regione hanno da offrire e di poter contribuire alla vibrante comunità scientifica del Sistema Scientifico e dell’Innovazione del Friuli Venezia Giulia (SiS FVG)”.
Trieste ospita anche il primo master in Italia in comunicazione della scienza. E la comunicazione è un settore in cui lei è molto attivo: ha fondato il Science Exploratory Museum dell’Università di Campinas, in Brasile, e ha condotto molte ricerche sulla percezione pubblica della scienza. Cosa fare affinché la scienza sia considerata una leva fondamentale su cui fondare le scelte strategiche, nazionali e globali?
“Affinché la scienza sia vista come una leva strategica è necessario creare un dialogo continuo tra scienziati, politici e cittadini. La comunicazione della scienza deve andare oltre la semplice divulgazione: dobbiamo costruire fiducia, spiegare chiaramente i benefici della scienza e mostrare come le scelte basate sull’evidenza possano migliorare la vita di tutti. È fondamentale coinvolgere la società nella scienza. Bisogna investire nell’educazione scientifica fin dalla scuola primaria, incoraggiare la partecipazione pubblica nei processi decisionali e garantire che i media diffondano informazioni accurate. A livello politico, è necessario che le istituzioni scientifiche collaborino strettamente con i governi, fornendo consulenze indipendenti e sostenendo politiche a lungo termine. La scienza deve diventare una priorità condivisa, non solo nei periodi di crisi, ma in ogni aspetto della pianificazione nazionale e globale”.

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