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Open Innovation, il mercato dei servizi alle imprese in Italia sfiora i 750 milioni (e l’AI può accelerarne ancora lo sviluppo)


Cresce, anche se in maniera contenuta, il mercato dei servizi di Open Innovation in Italia, che ha raggiunto nel 2023 un valore complessivo di 742 milioni di euro contro i 696 milioni dell’anno precedente e che grazie all’intelligenza artificiale generativa potrà cogliere ulteriori opportunità di sviluppo: è quanto evidenzia l’Open Innovation Lookout 2025.

Il rapporto, che per la seconda volta esamina l’evoluzione dell’Open Innovation dalla prospettiva dell’offerta, è il risultato della collaborazione tra il gruppo di ricerca Innovation & Strategy della School of Management del Politecnico di Milano e Lab11, spin-off della Scuola Sant’Anna, con il coinvolgimento attivo di aziende riconosciute tra i principali attori dell’innovazione collaborativa in Italia.

A conferma della crescente rilevanza del tema, l’edizione di quest’anno ha visto il lancio di un chapter dedicato ad approfondire l’evoluzione dell’Open Innovation nel Sud Italia, grazie alla collaborazione con il Dipartimento di Meccanica, Matematica e Management del Politecnico di Bari.

L’ecosistema italiano della Open Innovation

L’ecosistema italiano della Open Innovation è composto da realtà giovani (il 72% delle imprese ha meno di 20 anni) e di piccole-medie dimensioni (l’84% conta meno di 200 dipendenti), fortemente concentrato al Nord, dove opera il 68% dei provider di servizi.

Nello specifico, la Lombardia fa la parte del leone (36%) e altri poli di rilievo sono Emilia-Romagna (10%), Piemonte (10%) e Trentino Alto Adige (7%). Il Centro-Sud però mostra un potenziale significativo, con il 13% del Lazio e il quasi 6% della Campania.

Il mercato è ancora molto polarizzato, con poche categorie di fornitori di servizi dominanti (Società di consulenza, Innovation center, Uffici di trasferimento tecnologico e Società professionali per la proprietà intellettuale).

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Nonostante le barriere all’ingresso per i nuovi attori, cresce l’interesse per approcci innovativi come il Corporate Venture Building e la possibilità per le imprese di fare leva sugli Startup Studio, che tra il 2021 e il 2024 hanno lanciato sul mercato oltre 80 nuove startup.

Un interesse che coinvolge sempre più realtà. In tutto il Paese, infatti, aumentano le applicazioni concrete di questo nuovo paradigma secondo cui le imprese, per creare valore, possono ricorrere a idee, strumenti e competenze esterne: l’Open Innovation è un approccio che ormai coinvolge sia il settore pubblico sia quello privato, le grandi aziende di ogni settore ma anche le PMI, che sempre più si appoggiano a partner esterni per abilitare le proprie attività di inno-vazione, dando vita a un mercato di servizi avanzati strutturato e professionalizzato.

“Negli ultimi anni l’Open Innovation ha smesso di essere appannaggio di un numero limitato di grandi im-prese. L’idea che l’innovazione non possa più svilupparsi esclusivamente all’interno dei confini aziendali è ormai assodata, trasformando il modo in cui le organizzazioni collaborano, sperimentano e creano valore, accedendo a ecosistemi di startup e tecnologie emergenti” commenta Federico Frattini della School of Management del Politecnico di Milano, direttore scientifico dello studio insieme al collega Josip Kotlar e ad Alberto Di Minin, della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

“Oggi però va fatto un passo ulteriore: la sfida cruciale è misurare l’impatto reale di queste iniziative e programmi, la loro efficacia e il valore generato, essenziale per fare evolvere le intenzioni strategiche in risultato tangibile e decisioni informate”, aggiunge.

Open Innovation, come misurare il successo delle iniziative

Ma quali metriche possono determinare il successo di un programma di Open Innovation? Come si valuta l’apporto di un service provider all’accelerazione dei processi innovativi aziendali? Quali strumenti consentono ai manager di fare scelte oculate su investimenti e strategie future?

L’edizione di quest’anno dell’Osservatorio Open Innovation Lookout si propone di esplorare proprio questo tema, fornendo un framework pratico per la valutazione dell’Open Innovation e della sua capacità di generare impatto per l’impresa che decide di adottarla.

Inoltre, aggiorna la mappatura – iniziata nella prima edizione – dei player raggruppati in 25 categorie che in Italia offrono servizi a supporto delle imprese attraverso competenze, know-how, asset e risorse specializzate: dall’assistenza nella ricerca di finanziamenti al coaching, al mentoring & tutoring, dalla co-creazione alla consulenza nella digital transformation o nell’innovazione, dalla formazione al networking, dallo scouting tecnologico e di startup all’idea sourcing.

Alcuni attori facilitano la connessione tra corporate e startup, altri forniscono infrastrutture e risorse per la sperimentazione tecnologica, altri ancora agevolano l’accesso a capitali e finanziamenti.

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“La capacità delle imprese di individuare i partner giusti e sfruttarne i servizi in modo strategico rappresenta un fattore critico di successo per trasformare idee innovative in vantaggi concreti”, spiega Alberto Di Minin, co-direttore scientifico e Advisory Board Chair dell’Osservatorio.

“L’evoluzione del mercato infatti suggerisce una domanda crescente di soluzioni altamente specializzate, con un rafforzamento delle sinergie tra corporate, startup e istituzioni di ricerca: le imprese che sapranno farlo in modo efficace potranno potenziare la competitività, ridurre il rischio connesso allo sviluppo di nuove tecnologie e ottimizzare i tempi di ingresso sul mercato. Il futuro del settore dipenderà dalla capacità di adattamento dei diversi at-tori, dalla loro capacità di intercettare le esigenze emergenti e dalla costruzione di modelli di collaborazione più strutturati ed evoluti”, aggiunge.

Traiettorie di evoluzione differenziate per le diverse categorie di attori

Le società di consulenza per l’Open Innovation stanno assumendo un ruolo sempre più strategico, con un valore generato in continua crescita.

Il loro focus si sta spostando verso servizi end-to-end, dal design delle strategie di innovazione fino allo sviluppo di Proof of Concept (PoC) e Minimum Viable Product (MVP).

Gli Startup Studio emergono invece come una nuova leva per l’innovazione aziendale: operando con un approccio seriale e sistematico, creano startup che possono trasformarsi in soluzioni concrete di investi-mento o acquisizione per corporate e PMI. Il valore generato da operazioni di exit o di ingresso in cap table da parte delle imprese, infatti, aumenta di anno in anno, dimostrando le potenzialità concrete di que-sto modello.

Anche i Parchi Scientifico-Tecnologici mostrano un tasso di crescita rilevante, rafforzando il loro ruolo come hub di sperimentazione tecnologica e collaborazione tra imprese e istituzioni di ricerca.

Al contrario, il valore generato dagli acceleratori risulta in calo, suggerendo la necessità di una revisione del modello tradizionale, con una maggiore integrazione di servizi a supporto delle corporate e dell’ecosistema. Anche gli Uffici di Trasferimento Tecnologico (UTT) registrano un andamento analogo, evidenziando la difficoltà di trasformare la ricerca accademica in opportunità di mercato.

Misurare l’impatto delle iniziative di Open Innovation

“A 20 anni dalla nascita dell’Open Innovation, l’attenzione si sta spostando dalla progettazione all’efficacia: misurare i risultati e comprenderne il valore concreto per l’azienda e l’ecosistema di innovazione è ormai un elemento imprescindibile per le imprese che hanno deciso di abbracciare questo modello” afferma Jo-sip Kotlar, direttore dell’Osservatorio.

Un sistema di misurazione chiaro e strutturato è fondamentale per permettere agli innovation manager di dimostrare il valore delle iniziative di Open Innovation, migliorando la trasparenza e la rendicontazione verso stakeholder interni ed esterni, facilitando il coinvolgimento del board e agevolando l’approvazione di nuovi progetti e investimenti.

Inoltre, offre l’opportunità di rafforzare la reputazione aziendale e facilitare l’attrazione di partner strategici, startup e investitori, garantendo che le iniziative siano realmente strategiche e non solo di facciata.

L’Open Innovation Balanced Scorecard, sviluppata nell’ambito delle attività condotte dall’Osservatorio Open Innovation Lookout 2025, valuta proprio l’impatto dell’Open Innovation attraverso quattro dimensioni fondamentali: input, initiatives, output e outcome.

“Questo strumento è stato sviluppato sulla base delle esperienze pratiche dei partner della ricerca e vuole essere una guida per le imprese interessate a misurare l’impatto delle proprie attività di Open Innovation – continua Kotlar – ma per renderlo efficace è necessario calarlo sulla singola realtà aziendale considerando il settore di riferimento, le priorità strategi-che e le risorse a disposizione”.

Il processo di misurazione dell’impatto dell’OI si articola in quattro fasi principali: definizione delle priorità di innovazione, sviluppo degli elementi essenziali della strategia di Open Innovation, costruzione della OI Balanced Scorecard e monitoraggio continuo. La valutazione deve essere dinamica e iterativa, con monitoraggi periodici che garantiscano coerenza con l’evoluzione del con-testo e delle sfide strategiche delle imprese.

In aggiunta ai dati e alle interviste raccolti nel corso del progetto, l’Osservatorio si arricchisce delle prospettive dei partner dell’Osservatorio: a2a, Ayming, Bluethink, BINP, Bracco, Buono & Partners, Caffeina, Cariplo Factory, Cdp, Chiesi Group, Djungle Studio, Enel, Eni, Exprivia, EY, Fantozzi & Associati, Fondazione Hub Innovazione Trentino, Gellify, Gianni & Origoni, Juventus, Opinno, PoliHub, Product Heroes, Regione Puglia, Sella, Startup Bakery, Studio Torta, Unicredit Start Lab, Wazoku, Zest. E dei patrocinatori e media partner della ricerca: Alisei, federated innovation@MIND, InnovUp, Italian Tech Alliance, MIT Technology Review Italia.




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